Stabilità senza smentite
Autodifesa del governo tecno-decisionista dai piagnistei cavillosi
“E’ vero, il governo dei tecnici finalmente usa la leva fiscale per fare politica”. Questa volta il sottosegretario all’Economia del governo Monti, Gianfranco Polillo, parla senza timore di smentite, nemmeno di quelle smentite che poi devono essere a loro volta smentite dai fatti (come è stato sulla limatura dell’Irpef, annunciata da Polillo in diretta tv, poi smentita da Palazzo Chigi e alla fine materializzatasi nella legge di stabilità finanziaria).

Roma. “E’ vero, il governo dei tecnici finalmente usa la leva fiscale per fare politica”. Questa volta il sottosegretario all’Economia del governo Monti, Gianfranco Polillo, parla senza timore di smentite, nemmeno di quelle smentite che poi devono essere a loro volta smentite dai fatti (come è stato sulla limatura dell’Irpef, annunciata da Polillo in diretta tv, poi smentita da Palazzo Chigi e alla fine materializzatasi nella legge di stabilità finanziaria). “Il governo, con il suo ultimo intervento sul fisco, ha infatti deciso seguendo una coerenza politica, ma nient’affatto elettorale. Non esiste un partito di Mario Monti”. Polillo risponde in questo modo a chi – a destra come a sinistra – imputa all’esecutivo di blandire l’opinione pubblica limando le aliquote Irpef, addirittura preparandosi al confronto elettorale. Ma soprattutto il sottosegretario smonta il ragionamento degli eterni insoddisfatti, degli editorialisti che in punta di penna “si improvvisano tutti allenatori della Nazionale”. Ieri l’economista Tito Boeri, su Repubblica, parlava di “occasione mancata”. Nel pomeriggio anche il presidente degli industriali, Giorgio Squinzi, a chi gli chiedeva se la diminuzione dell’Irpef e l’aumento dell’Iva andassero nella direzione della crescita, ha risposto “così così”.
Polillo esordisce con una premessa: “Non mi faccia litigare con Giulio Tremonti, che è un amico, però va ricordato che l’aumento dell’Iva fu deciso dal governo precedente. Nel luglio scorso questo esecutivo lo ha già rimandato, ora invece ha deciso di dimezzare l’incremento previsto per il luglio 2013”. Per spiegare questa mossa il sottosegretario ci tiene a illustrare la “coerenza complessiva” della strategia del governo, rispetto alla quale “la politica fiscale ha finalmente una posizione ancillare”: “Ciò che ci ha consentito di limitare l’aggravio dell’Iva è il fatto che il pareggio di bilancio strutturale entro il 2013 sia già garantito dalle precedenti manovre e riforme. Manovrando a saldi invariati, abbiamo eliminato così il termine ‘stangata’ dal lessico politico, e speriamo che i nostri successori facciano altrettanto”. I conti sono in ordine, certo, ma qual è la decisione politica dietro lo scambio meno Irpef-più Iva? “Innanzitutto è una questione di equità. Aumentare la progressività delle sole imposte dirette, con l’evasione che ci ritroviamo, non è detto che sarebbe stato equo da un punto di vista sociale. L’aumento dell’Iva graverà su tutti, ma escludo che in una fase come quella attuale questo aumento farà schizzare in su l’inflazione. Gli sgravi dell’Irpef, anche grazie ai nuovi tetti a deduzioni e detrazioni, invece sono concentrati sugli scaglioni di reddito più bassi”. Boeri sostiene che si potevano trovare più risorse: “Il processo di spending review procede, è ormai strutturale, perciò le dico che siamo impegnati fino alla fine della legislatura anche a sventare l’aumento dell’Iva del luglio prossimo. Già oggi infatti possiamo utilizzare soldi che fino a sei mesi fa non sapevamo nemmeno di avere. Quando qualche mese fa abbiamo ridotto i trasferimenti alle regioni, ricordo che governatori e stampa si stracciarono le vesti: ‘Non riusciremo più a garantire i servizi’. Ora è evidente a tutti che c’era del grasso da tagliare”.
Ieri il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, ha detto che il governo è disponibile a discutere il ddl durante la fase di modifica parlamentare, e soprattutto dal Pd si annunciano modifiche importanti sul dossier Sanità. Sottosegretario, su questo vi accusano di procedere con i tagli lineari: “Non è vero. Alla luce di scarti incredibili tra le varie regioni, abbiamo stabilito un prezzo mediano per l’acquisto di prodotti intermedi nel settore, e indicato una cifra non astronomica da risparmiare: ministero della Salute, regioni e Ragioneria dello stato avranno poi il compito di ripartire i risparmi tra le diverse regioni in base ai loro calcoli e informazioni”. Nel disegno del governo, la riduzione dell’Irpef è innanzitutto la rottura di un tabù: “Da quant’è che se ne parlava senza farlo?”. Inoltre, abbinata all’aumento (seppur dimezzato) dell’Iva, il tutto “funziona come una sorta di svalutazione monetaria. Più precisamente, si chiama ‘svalutazione fiscale’, peserà soprattutto sui beni importati e avvantaggerà gli esportatori. C’è anche questo processo di riequilibrio tra imposte dirette e imposte indirette alla base del boom tedesco oggi da tutti celebrato”. “La strada comunque è segnata: tutte le risorse che si recuperano d’ora in poi saranno utilizzate con questo criterio, non più per tappare buchi di bilancio o inasprire le tasse. A partire da un progetto che stiamo studiando a Via XX Settembre: se l’Imu deve restare, perché non avviare la riduzione dell’imposta di registro sulle vendite immobiliari per rendere più dinamico un mercato completamente ingessato?”.